Parte A > A volo d’uccello Parte B > Bello! (che hai visto di) Parte C > Chiacchiere da fiera
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PARTE A. A volo d’uccello 1 THE SHOW MUST GO ON A fine fiera, gli organizzatori lo hanno definito un Cersaie “Solido”. E infatti è il solido Cersaie, si perde un po’ ma si “tiene” a tutti i costi (alti) : The show must go on. Nel nostro classico report rivediamo insieme il palinsesto della fiera e lo show dei padiglioni.
Suonare
Stupire
Portar fuori il cane
Spiegare
Pellegrinare
Degustare
Arrivare e partecipare
Lavasciugare
Igienizzare
Arrotolare
Incontrare
2 TALE E QUALE SHOW (LA SOLITA PREMESSA) Ribadiamo tale-e-quale la classica premessa dei nostri report (sul sito trovi le annate prequel). E’ un racconto ironico e informale, per clienti e amici, di quel che abbiamo visto e sentito in fiera, con foto rustiche scattate al volo. Ci scusiamo in anticipo per gli errori o se qualcuno si sente offeso. Garantiamo ZERO A.I per testo e immagini, neanche per l’ortografia: qui si sbaglia da eroi.
3 CHE TEMPO CHE FA Siamo soli sotto le intemperie. Pare che il mondo si diverta facendo i dispetti al distretto. L’Ucraina in fiamme ci nega l’argilla. L’America ci dazia e ci toglie l’amicizia. Il gasolio costa più del prosecco, il gas gli va dietro, gli ETS ci rubano il pane. I voli per l’oriente fanno il giro del perdono, e infatti li perdiamo. Ma il distretto è come Rocky: prende dei cazzotti, barcolla ma non molla. Si tira avanti guardando al futuro, sono pronti Rocky 2, Rocky 3, Rocky 60×120 bocciardato sconto fiera.
4 AMICI (AFFARI TUOI) E’ facile nelle interviste dichiararsi amici: orsù,facciamo squadra e difendiamo il made in Italy! Noi del distretto siamo dalla stessa parte. Mi dici che siamo amici, ma bisnes is bines, io faccio gli affari miei e in fiera vacci tu. Intanto un altro gruppo “pesante” ha abbandonato. La canzone è vecchia: vengo anch’io (in fiera a vedere i prodotti) no tu no (non sei invitato a casa mia). Se le flotte di black-shuttle drenano visitatori da Bologna, la jeep Cersaie ha un buco nella gomma. E nessuno che provi davvero a ripararla col chewing gum (nota per gen Z: canzone da asilo per boomer).
5 BELVE CFO, CMO e CCO sono tigri in gabbia. Hanno avallato spese pari a un rene e ¾, si deve far bella figura, niente braccino. I capi ronzano nervosamente attorno allo stand, sbirciano lo smartphone aspettando l’affare da jackpot, scambiano qualche parola con un sorrisetto tirato. C’è bisogno di fatturare, per puntellare l’EBITDA e forse anche il posto auto riservato. Che belva si sentono? L’astuta faina, il gattone che fa le fusa, il falco che piomba sulla preda per chiudere l’ordine… comunque vada sarà un successo.
Parte B > Bello! (che hai visto di)
6 CARRAMBA CHE SORPRESA Il mantra della chiacchiera da fiera è “Cos’hai visto di bello? Sempre le stesse cose”. Non proprio, stavolta Cersaie 2026 ci carrambizza con qualche strambata controvento (o contromano?).
In primis,c’è un prodotto pigliatutto prezzemolato in tutti gli stand: il mattoncino colorato. In secundis, duedei big-five-effects (ex intoccabili) sono in ritirata: il marmo bianco e il legno. In tertiis anche il cementoresina pare accodarsi. Tre su 5 sarebbe un big bang. In quartis, gli stand più instagrammati espongono lavatrici e gelati. Ohibò. In quintis la moquette è sdoganata come pavimento degli stand. Esorcismo.
Wash machine, 41zero42
Wash machine, 41zero42
7 PICCOLO SPAZIO PUBBLICITA’ Comunicazione di servizio: abbiamo un cambiamento in casa UFO. Da quest’anno l’agenzia si aggiorna creando due (2) team distinti e complementari. UFO Visual Strategy & Art Direction si specializza nella presentazione del prodotto: render 3D, video, fotografia, styling ed esposizione. T CON ZERO STUDIO è la novità: progetta identità visive, brand e sistemi di comunicazione per tutti i canali, guidata dal nuovo direttore creativo Salvatore Verazzo. Il riferimento societario resta Un Format Originale srl, con Mirko, Michela e Carlo che non mollano di un pixel. Per saperne di più, sentiamoci su Linkedin (lo sai che ci farebbe piacere).
8 CHI VUOL ESSERE MILIONARIO Magicamente tutti i product manager sono stati folgorati sulla via di Montegibbio (con gli interminabili lavori in corso) e hanno fatto all-in suimattoncini colorati e/o sui quadratini.
Shhhh…. è una piccola rivoluzione. Dal 1980 il mantra di Sassuolo è stato la replica di altre materie (effetto qui, effetto là). Questa è ceramica che vuole sembrare ceramica. E (porca paletta) fa anche una gran figura, perché con le nuove tecnologie i mattoncini hanno il sapore e la sostanza del manufatto di pregio, non certo la robetta da cantieristica che vendevano i boomer.
MASTERCHEF C’è di più: le ceramiche piccole e colorate possono essere un game-changer. Si abbinano con tutto, negli stand funzionano da condimento personalizzato per le tipologie “da metri” (cementi, pietre, legni). Che sono un po’ come la pasta, sempre quella, maccheroni e spaghetti. Con i “piccoli” ognuno può condire la pasta a modo suo. Le solite pietre, legni, cementi, impiattati negli stand in combinazione con beige-tonno, verde-pesto, arancio-amatriciana, giallo-zucca diventano un menu gourmet. E buon appetito.
TEMPTATION ISLAND Per anni il piccolo formato è stato un’isola sperduta abitata da pochi brand specializzati. Adesso siamo in piena ammucchiata overtourism. Chissà se gli isolani nativi per ripicca produrranno calacatta resinato e doghe in cemento effetto legno. Mattoncino e quadratino sembravano un must-have come le ciabattazze Birkenstock, no brick, no party. Come design, la maggioranza va sul sicuro con simil-crogioli. Lucido, colorato, stonalizzato.
Le tante proposte brick&small esplorano anche altri look, terre, puntinati, pietra (anche in mix vetr-legn-terr, Ascot). Oppure set articolati per composizioni creative (Keope Grace atelier, con Margherita Rui). Altro filone, le strutture più pronunciate, trame geometriche fino a superfici e spessori irregolari con l’imperfezione del naturale -artigianale (Keradom). Brick standard circa 6×24 cm, ma c’è anche long-slim 5×45.
9 CHI L’HA VISTO (IL MARMO BIANCO) Non l’avrei mai pensato, infatti tremo mentre parlo (cit. Negramaro): calacatta e i suoi fratelli (bianchi) si sono dileguati dagli stand che contano. Chi l’ha visto? Per anni sono stati la comfort zone, nel dubbio metti un bianco che non sbagli. Chissà se King Kalacatta ha stancato oppure soffriamo i prezzacci degli asiatici. In disparte qualche bagno in marmobianco sopravvive con i suoi con top e vasche.
10 CHI L’HA VISTO BIS (EFFETTO LEGNO) Una diserbata a pioggia ha decimato gli effetto-legno, e tutti quei roveri immancabili in ogni dove. Un autorevole PM sussurra che dopo aver praticato ogni variante del kamasutra in doga non si sa cosa inventare. Dopo lo spauracchio LVT ora soffriamo da matti la concorrenza SPC (con la dannatissima posa super low cost). Al SOS del GAS (Gres A Sassuolo) rispondiamo con una provocazione per uscire dalla MRD. Vista la tecnologia easy degli SPC, se ci mettessimo a produrli qui a Sasòl? Abbiamo già clienti, logistica e marketing. Ma non lo faremo.
Tornando al GEL (Gres Effetto Legno) da segnalare uno Zebrano all’Atlas Concorde, le originali doghe stortarelle di Edimax, qualche bella posa di piccolo formato.
11 COTTO (E MANGIATO) Se la replica fedele del cotto handmade è da sempre indigesta per le vendite allora la si evolve in un ibrido stilizzato in chiave moderna, più piacione e digeribile. Per queste superfici “delicatamente materiche” difficile capire se la matrice è cotto, resina, intonaco o pietrina soft. Comunque fanno il mestiere versatile del cemento ma con più feeling e gamme colori più varie e attuali (Caesar Lore). Accessoriatissime di decori, texture 3d, garzati, mosaici veri o simulati.
12 L’EREDITA’: EFFETTO PIETRA Tra i big-five effects, si conferma alla grandissima l’effetto pietra, declinato in diversi filoni.
Collection white & friends. Alla ricerca del “vendibilissimo”, Poche tinte ultrachiare, con texture o venature leggerissime tipo limestone, ghiaietto, ciottolini (matrice identificabile solo da esperti). Pochi colori ma tanti formati e tante, tantissime superfici con nomi scioglilingua di 3/4 lettere: nat matt soft silk pearl grip ext rock strut …e arigatò, il rigatino.
Pietra liscia e gassata. Altro classico più “di carattere” proposto o riproposto con versione naturale uniforme + variante gassata con graniglia evidente, fitta o abbinata, micro o media (di matrice varia, terrazzo, ceppo, palladiana, ghiaia). Menzione speciale per Coem con realizzazioni ceramiche top con un senso di autenticità materica che sfrutta appieno le ultime tecnologie.
Pietra bold & old. Reminiscenza anni 90 ma è tornata in trend. Bordi arrotondati e rovinati, multiformato, superficie effetto usurato. Piace alla gente che piace. Da Edimax, Tagina, Coem, Cerdomus e altri.
13 TU SI QUE VALES (STAND PIACIONI E PIACIUTI) Una carrellata in ordine CASUALE tra gli stand più “piaciuti” (in generale e al nostro staff). Ma prima, una impressione trasversale: meno ricorso ad arredi di alto design noleggiati a peso d’oro, sostituiti da idee anche creative e originali, oppure da un minimalismo concettuale. Spazi “vestiti (e rivestiti) con banchi cucina, vasche, lavabi, panche e tavoli piastrellati con lastre o brick. Una gran quantità di stand ben fatti, ma un po’ omologati. Manca quel “non so che” di personalità che te lo fa ricordare alla sera, quando lo smartwatch segna 20.000 passi e i piedi hanno la consistenza molle del pulled pork.
Wow. Interessante e (assai) fresco e ricco di idee. Struttura componibile con materiali green di solito poco sfruttati: cartone e tessuto di un bel verdone. Funziona bene con i piccoli formati, perderebbe con dei 60×120. Originali (assai) anche i prodotti con soluzioni e accessori inediti (moduli che ospitano illuminazione led, moduli mensola e fioriere). E poi piastrelle fonoassorbenti (e anche belle) con materiali di recupero e tanto altro: Wow di nome e di fatto.
41Zero42, è tra i più nominati e visitati. “Quello delle lavatrici” dimostra che non è indispensabile un budget stratosferico per caratterizzarsi e farsi ricordare. Bello il tavolone molto conviviale e accogliente, il pav-riv effetto bouclé è un audace inedito che non entusiasma. Lo stand è bi-zona e la parte “archivio Sodai” è un caleidoscopio di colori e grafiche (tante forse troppe) con una supercompilation di icone del design.
Imola Ceramica. Less is more. Imola è curvilinea, bianca. Architettura, spazio, pulizia. Le (onnipresenti ma sempre efficaci) frasi handwriting di Pietro Terzini come focus point del cannocchiale prospettico. Scelta vincente di non occupare tutto il perimetro della piazzola con un parallelepipedo, creando una forma sinuosa che respira nello spazio. Nelle aree interne, invece di arredi e styling, un monolite ceramico con piano inclinato che induce a toccare il prodotto. Un goal a porta vuota, le superfici si scelgono con le mani non solo con gli occhi, un aspetto in genere sottovalutato.
Stessa logica di area non riempita, aprendo spazio che fa risaltare i volumi, lo stand (premiato) di Sintesi. Casette di un bel rossone (esterno) attorno a una piazzetta dove si aprono aree espositive raccolte e funzionali.
Living Ceramics stiloso e rigoroso, nello styling di alto design e nei prodotti. Il prodotto vive quasi in total white. Un posizionamento preciso, zero effetto mercatino. E non serve rivoluzionare la struttura dello stand tutti gli anni.
Sant’Agostino. Concettualmente classico, realizzato magistralmente. Una tesi di laurea sul come valorizzare il prodotto. La liturgia è in 4 atti. Mensolona “ispirativa” con oggetti materici e sopra il recap della gamma. Pannello comunicativo smart con 2-3 piccoli monitor e storytelling avanzato. Parete “Sensory box” con luce radente per leggere la superficie. Nicchia-box studiatissima tra arredi e pose creative ma plausibili. Tanta carne al fuoco, forse qualche prodotto lo si poteva risparmiare.
Quintessenza. Uno spazio curato con tante idee dove il piccolo formato va a nozze, ispirando vendite anche al di fuori del solito bagno. Una tendenza concreta che usa la ceramica in mensole, retroletto, nicchie, living. Esposto così, piace e funziona.
Gruppo Romani. Uno stand per fare colpo, con tante prospettive instagrammabili, infatti è fra i top sui social. La partnership con Casaornella (icona del fuorisalone) si estende a Cersaie e proseguirà con il tema join the branco, annunciato sui social da ironiche immagini con maschere animalesche. Il mood è colorato, ironico ma chic. Lato prodotti, il colpo d’occhio suggerisce un’anima cerasardizzata. Forse sono un po’ oscurati brand e prodotti “da metri” che passano in secondo piano, ma ci sta. Dividere e distinguere i singoli brand (Cercom, Serenissima, Cir) toglierebbe forza allo stand, che invece colpisce trasmettendo una forte identità creativa.
EUROVISION GRES CONTEXT
Gran finale sul prodotto con un decalogo di temi misti in ordine rigorosamente casuale.
Travertino. L’irriducibile. Stavolta non sempre in pole position, ma sempre cross + vein. Varianti materiche e anche tinte meno viste (Italgraniti). Piace parecchio metterlo in contesti SPA.
Effetto-cemento (o resina, il suo alter-ego omozigote). Anche lui più defilato. La mega-gamma colori l’avevano già sparata in vetrina quasi tutti. Qualcuno con varianti wall o small.
Coordinati-spettinati. Una tendenza ad evolversi dal mix&match (di serie diverse) che aveva un po’ stancato (moodboard incluse). All’orizzonte, apparentamenti e serie gender fluid dove convivono elementi eterogenei, in colori e texture a macchia di leopardo: formati mini-maxi, superfici lux & matt. Una soluzione win-win: tante varianti originali e d’impatto, evitando di mettere a catalogo articoli inutili.
Marmi. Il lucido è bannato, resta quasi solo in lastra. Il 2026 è onice-free, in calo anche i look vistosi. Le nuove proposte marmo evitano i “soliti noti”, sono matt, o materici o con finiture soft assortite.
Canne e cannette. Rigatoni e spaghetti in overload si orientano alla fase detox. Varianti con micro o mega righe, anche supermaxi sul lato corto (ABK). Oppure si attenuano in ondine più larghe e basse. Si esplorano alternative: leggere trame garzate, tondini tipo ping pong(Refin) micromosaici e rilievi light, assortiti.
Grandi lastre. I brand generalisti le trattano come completamento, per l’angolo chic o in applicazioni “arredo” che muovono lo stand: top cucina e bagno, panche e tavoli. Nuovo Corso innalza il formato XXXL 198x340cm senza troppo clamore. Tanto dolore per i costi della posa: un peso che scoraggia (con la a) in particolare la vendita retail. Utensili e tecniche si sono evolute, bisognerebbe spingere a più non posso i corsi di posa. Posatore is the new idraulico!
No PAV. Si confermano i brand di lastre per arredo come ItalStone, Atlas Plan e Infinity, che trasloca ai Parioli nello spazio abbandonato da Iris Group. La ricerca estetica spazia in varie direzioni, anche su metallizzati, e design disegnato. Tanto lavoro sulle finiture, qualche riferimento allo spessore lavorato ma non fa più notizia.
Colori nuovi, nuovi formati. Le palette si rinfrescano con colori colorati in tinte intriganti: giallo senape/ mango, blu/ottanio, ambra e rosso pompeiano scuro, verde oliva/salvia (riabilitato, per anni è stato il Voldemort dei PM). La tinta unita lucida allarga il perimetro, non solo piccolo formato ma anche dal 60 in su. Continua l’amore per le tinte calde e terrose.
Marca Corona 12×12
Decori e affini. Nuove proposte a corredo delle serie colore o del new cotto, con misurate geometrie componibili anche d’ispirazione vintage ma in chiave attuale, con un occhio all’interior design (Fap, Marca Corona, Elios). Rilievi: Il rivestimento anche “da stampo” si personalizza con rilievi decisi (Cerasarda, Fap, Wow) che valorizzano molto la materia ceramica. Mosaici veri e simulati, micro e medio, con disegni di ogni tipo.
Altro? Qualcosa di un po’ nuovo, piacevole e magari vendibile: Mirageci prova ispirandosi a un tatami stilizzato, Shiki. Ci voleva sua eminenza Makio Hasuike? Pare di sì, infatti funziona. Ambientato jappo ma andrebbe bene anche in altri contesti. Anche Coem presenta una stuoia bella materica, all’interno della collezione Echo. Richiami tessili anche in diverse finitura “di corredo” con delicati rilievi appena garzati o tassellati.
Parte C – CHIACCHIERE DA FIERA
15 BALLANDO CON LE STELLE Il vecchio Panem et circenses funziona da venti secoli, il nuovo food& show del distretto brucia percentuali del fatturato. Stavolta l’oktoberfestserale a Sassuolo e dintorni (Imola compresa) dà segni di rallentamento. Forse per ridurre i costi, magari perché erano ormai troppi i party a contendersi i potenziali ospiti. Clienti & Architetti che sarebbero a Bologna per lavorare, se volevano devastarsi tutte le sere andavano alla crociera dei single. Se per riempire i posti si chiama ammiocuggino o addirittura qualche fornitore (quelli si prestano anche last minute) non è bbuono. Mentre i brand superbig confermano le superfestequotidiane con spritz tonic, light dinner e megashow (maghi ballerine fuochi violoncello e dance 80-90’s) altri eventi sono andati a targhe alterne o direttamente in delisting sostituiti da pragmatiche cene private me contro te.
16 COLPO BASSO Purché se ne parli. Il colpo basso del nano sandwich (maglia “siamo piccoli ma cresceremo”) contornato da cubo-standiste ha fatto chiacchierare (fin troppo) gli annoiati cersaisti. E’ un segno dei tempi. Le fasi sono tre. 1 ricezione dello spetteguless e incredulità. 2 dwarf-hunting per verifica visiva (o tramite smartphone). 3 sorrisino incredulo, seguito da commenti inorriditi oppure scandalizzati, a seconda. Il tempo dirà se fu clamoroso demarketing o solo una “buona” idea di cattivo gusto. Niente di illegale, Tyrion Lannister del Trono di Spade e il popolo dei nani nella saga Il Signore degli Anelli hanno sdoganato il genere e nessuno ha protestato. Pensieri un po’ malinconici: ieri si applicavano nano-particelle di biossido di titanio sulla superficie per renderla antibatterica e autopulente, oggi si piazza un nano sulla superficie dello stand.
17 LA PROVA DEL CUOCO Gli stand fanno spazio a piazze dove conversare, drinkare e nutrirsi (selvaggiamente ma con discrezione) allentando l’austerità mangereccia.Nel post post-fiera su linkedin, tutti si beano di aver creato “connessioni” e fatto networking (più net che work). Tradotto, chiacchiere. Le tariffe stile piazza San Marco dei food truck suggerivano trasferte per mangiare in autogrill dove si spenderebbe molto meno. Dulcis in fundo, alto gradimento bipartizan per i party pre-serali dove essendo già connessi si può socializzare senza strafare (almeno in quelli che abbiamo visto). Gente, sorrisi, musica, spritz. E’ il segreto della felicità.
Piazza 41zero42
18 UOMINI E DONNE (OUTFIT 2026) Alcuni spunti sulla evoluzione 2026 degli outfit da fiera. Con rammarico notiamo un progressivo appiattimento. L’importanza del look per la fiera non è più – come un tempo – equiparabile a un matrimonio, una festa di capodanno a Parigi o un crazy weekend a Ibiza. Lo smart casual toglie pathos e glamour alla kermesse, con tanti look da bocciofila domenicale. Ma per dovere di cronaca qualche dinamica negli outfit di uomini e donne merita di essere sottolineata.
Uomo bermudato: braga corta oversize portata con audace fierezza. Visitatori ma anche clienti. Birkenstock. I posatori per distinguersi andranno in shorts da bagno. Uomo dandy:abito bluette color “Giuseppe Conte”. Megatrend forse imputabile ai colorifici che pilotano le tendenze. Uomo creativo: pantalone molto ampio che garrisce al vento. Anche a pinocchietto con calza chic. Uomo venditore: abito scuro, pantalone a sigaretta, mocassino aguzzo sockless in vitello opaco e caviglia abbronzata. Uomo visitatore / agente senior: spezzato spiegazzato, zainetto e ginnica ammortizzata. Stranieri in incognito: camicia fuori dai pantaloni, eventuale trolley da bagaglio in stiva
Donna chic: blazer oversize e pantalone drappeggiato a nascondere il tacco XL Donna Summer: pantalone-abito tovagliato con maxi-fantasia fiorita Donna glamour: miniabito o pantaskin più canotta in pizzo. total black. Donna creativa: qualsiasi cosa che sia fuori moda, scarpa sfacciatamente comoda. Cane: barboncino nocciola da 6kg Mobilità sostenibile: valigia elettrica, graziella con cestino, bici da granturismo, trenino con 1 passeggero.
19 IGNOTO X Caro lettore ignoto, grazie per essere arrivato fino a qui, good job. Se non ti è già noto, questo report è un esercizio di volontariato che da circa 10 anni Ufo elargisce con piacere alla galassia ceramica, che ci nutre e ci mantiene. Ecco qui la colltuecscion: caro lettore noto o ignoto, se ti facesse piacere darci un feedback, commentare, dissentire (senza dissenteria) e/o darci la tua opinione davanti a un caffè (o un riso in bianco) puoi chiamarci e/o trovarci sui nuovi siti ufovisual.studio e tconzero.studio.
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