Mirko si occupa della parte commerciale e finanziaria dello studio, e cura le relazioni con i clienti dalla prima telefonata alla consegna finale. Dietro le quinte, tiene d’occhio come sta procedendo l’intero team: un lavoro che prende sul serio tanto quanto scegliere la bottiglia giusta per l’occasione.
Michela pianifica e coordina il flusso di lavoro dello studio, tenendo traccia di ogni progetto e di ogni professionista coinvolto. Il suo lavoro è fare in modo che le cose giuste succedano al momento giusto. Nata come art director: un ruolo che continua a praticare quando il tempo lo permette.
Carlo porta in ogni progetto oltre vent’anni di esperienza come product manager e direttore marketing per aziende ceramiche. Imposta il brief, si assicura che il prodotto sia capito prima di essere mostrato, scrive i testi: creativi e tecnici. Avendo lavorato dall’altra parte del tavolo, sa esattamente cosa deve fare una buona immagine.
Marco è il senior del team 3D di UFO. Costruisce le scene, definisce le luci, cura ogni dettaglio materico fino a quando l’immagine ha il carattere giusto. È il riferimento tecnico del reparto e la persona a cui si chiede consiglio quando un rendering non sta andando come dovrebbe.
Sara viene dall’interior design e questa formazione le permette di dialogare con i clienti sul progetto prima ancora che sull’immagine. Nel team 3D è spesso lei a raccogliere il brief, capire cosa serve, tradurlo in scelte di scena. Poi costruisce quello che ha ascoltato.
Manu è la persona che porta le immagini al risultato finale. Prende i render e gli scatti fotografici, integra i layer, corregge il colore, costruisce l’atmosfera. Il suo lavoro è quello che il visitatore non nota mai, e proprio per questo funziona.
Alessandro segue da vicino l’evoluzione dell’AI applicata alla visualization e ama sperimentare workflow nuovi. È il primo del team a provare gli strumenti che stanno arrivando, e a capire quali possono davvero servire al mestiere. Nel lavoro quotidiano è 3D artist come gli altri.
Savina sceglie cosa entra in scena e cosa resta fuori. Oggetti, tessuti, arredi, piccoli dettagli: è lei a decidere come uno spazio viene abitato, prima che la camera lo inquadri. Il suo lavoro è dare alle superfici un contesto credibile, senza mai rubare loro la scena.
Alessandro fotografa da trent’anni, i 200 metri quadri della sala posa di UFO sono il suo territorio. Luci, fondali, set: lì dentro si fa come dice lui. Sa leggere una superficie con l’obiettivo prima ancora di accendere i flash, ed è per questo che le sue immagini sembrano facili.