Con Elios abbiamo lavorato su Skultura da prima che diventasse un catalogo. La ceramica di questa collezione esce dal piano: sono elementi tridimensionali, curvi, plissettati, cavi, più vicini a un profilo scultoreo che a una piastrella tradizionale.

Sul fronte visivo abbiamo tenuto insieme due registri che di solito viaggiano separati. Le immagini a still-life trattano i pezzi come oggetti in sé, appoggiati su lastre grezze o sistemati contro pareti scrostate, con la dignità che di solito si riserva alle sculture o agli strumenti da museo. Le ambientazioni, invece, li mostrano come architetture della luce: silhouette di figure umane in controluce, superfici cannellate che filtrano il sole, dining scene costruite intorno al ritmo verticale delle cannellature.

La dualità è il progetto. Skultura non è solo un rivestimento — è un elemento formale che va guardato prima ancora di essere applicato. Il sistema di immagini che abbiamo costruito ne rispetta questa doppia natura: oggetto e ambiente, materia e luce, dettaglio e scena.